
La gestione dei rifiuti sanitari è disciplinata dal DPR 254/03, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 Luglio 2003. Tale decreto disciplina anche la gestione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo. Esistono infatti diverse tipologie di rifiuti sanitari.
I rifiuti sanitari non pericolosi non presentano caratteristiche di pericolosità. Possono provenire da materiale non infetto come carta (confezioni di farmaci e di strumentazione medica vuoti), plastica (involucri di strumentazione medicale, bottiglie, detergenti, igienizzanti), vetro e lattine (bottiglie e boccette contenenti materiali non infettivo).
Ma anche indumenti e teli monouso non venuti a contatto con elementi infettivi (ad esempio i teli utilizzati per ricoprire i lettini negli studi medici), carta, gessi ortopedici, pannolini non contaminati. Tali rifiuti devono essere conservati secondo le regole e vanno recuperati dall’impresa preposta al raccoglimento degli stessi.
Tutti i rifiuti sono classificati per mezzo di codici secondo l’Elenco Europeo dei Rifiuti. Quelli considerati come “rifiuti speciali pericolosi” sono differenziati dall’asterisco *.

I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo sono quei rifiuti contaminati da liquidi biologici come sangue e secrezioni varie, oppure quelli che provengono da ambienti e pazienti in isolamento infettivo: garze, guanti, cannule, drenaggi, cateteri, fleboclisi, mascherine, rifiuti contaminati da feci e urine infette, come i pannoloni, ma anche rifiuti taglienti come aghi, lame e siringhe.

L’intero comparto sanitario (ospedali, ATS, ASL, case di riposo, studi medici, poliambulatori, ecc) produce quotidianamente ingenti quantità di rifiuti speciali per la maggior parte pericolosi. Tali rifiuti devono essere raccolti e conservati secondo certe modalità, utilizzando apposite buste e contenitori, secondo le misure di sicurezza previste dalla legge, e predisposti in luoghi appositi per la successiva raccolta, che deve avvenire entro determinate tempistiche.